La torre di Chia sul promontorio, con il mare turchese sullo sfondo
La torre di Chia, a Domus de Maria — foto: Cristiano Cani from Cagliari, Italia · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Guardando la costa fra Pula e Teulada si nota un dettaglio ricorrente: ogni promontorio significativo ha, in cima, una torre. Non è un caso e non è decorazione. Sono i resti di un sistema di avvistamento costiero pensato per un’epoca in cui il pericolo arrivava dal mare.

Perché esistono

Per secoli le coste sarde furono esposte a incursioni provenienti dal mare. La risposta fu una rete di torri disposte lungo il litorale in posizione dominante e — dettaglio decisivo — a vista l’una dell’altra: un segnale visivo o di fuoco poteva propagarsi lungo la costa molto più rapidamente di qualsiasi messaggero.

Questo spiega perché sono sempre in cima ai promontori, e perché sono così tante: la loro funzione dipendeva dalla continuità della catena.

La torre del Coltellazzo

È la più vicina alla villa, e la si vede da tutta la spiaggia di Nora, a 1,5 km. Domina il promontorio sopra l’area archeologica: dalla stessa altura si controllavano il porto naturale e l’intero golfo. È una sovrapposizione che dice molto del posto — una torre spagnola piantata sopra una città fenicia e romana, sullo stesso capo, per gli stessi motivi geografici.

La torre di Chia

Circa diciotto chilometri più a sud, la torre di Chia chiude il promontorio che separa la baia di Su Giudeu dal resto della costa. È uno degli scorci più fotografati della Sardegna meridionale, soprattutto dall’alto: la torre in cima, la sabbia chiara sotto, l’acqua turchese attorno.

Come guardarle: le torri si apprezzano molto più dal basso e da lontano che salendo. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce radente stacca la pietra dal cielo.

I fari, il capitolo successivo

Alla rete delle torri si è sovrapposta, in epoca più recente, quella dei fari. Sulla costa del sud il più noto è quello di Capo Spartivento, nel territorio di Domus de Maria: stessa logica delle torri — un punto alto e sporgente sul mare — ma funzione rovesciata, non più avvistare chi arriva ma segnalare la costa a chi naviga.

Un modo diverso di guardare la costa

Una volta che si è capito lo schema, il litorale si legge in un altro modo. Le spiagge smettono di essere solo spiagge e diventano i vuoti tra un punto di controllo e l’altro; i promontori smettono di essere ostacoli e diventano i nodi della rete.

È un esercizio che si può fare anche senza scendere dall’auto lungo la strada verso Chia: ogni volta che la costa si alza, si cerchi la torre. Quasi sempre c’è.

Come si riconoscono dalla strada

Hanno tutte la stessa grammatica, e una volta imparata si individuano senza cercarle: pianta circolare o tronco-conica, muratura in pietra locale, posizione sulla punta del promontorio e non sul fianco, ingresso sollevato da terra invece che a livello del suolo.

Sono dettagli funzionali, non stilistici: la forma tonda distribuisce meglio le sollecitazioni, la pietra del posto costava meno di quella trasportata, e un ingresso in alto si difendeva con una scala che si poteva ritirare.

Il caso di Nora

La sovrapposizione più interessante è quella a due chilometri da casa. La torre del Coltellazzo sta sopra l'area archeologica: una torre spagnola costruita secoli dopo, ma esattamente nel punto scelto dai Fenici per fondare una città.

Ragioni diverse — commercio nell'antichità, difesa in epoca moderna — e la stessa risposta, perché a decidere era la geografia: da quel capo si controlla tutto ciò che entra ed esce dal golfo.

Che cosa aspettarsi arrivandoci

Quasi tutte si raggiungono con una breve salita, spesso non asfaltata e senza ombra: scarpe chiuse e acqua sono l'attrezzatura completa. Molte non sono visitabili all'interno, e questo è meno importante di quanto sembri — il senso di una torre non sta dentro, ma nel campo visivo che copre.

La cosa da fare, arrivati in cima, è guardarsi intorno e cercare la successiva. Quando la si individua, il sistema smette di essere una nozione e diventa una cosa che si vede.

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